Palazzo Rospigliosi
Il Museo Demoantropologico regionale del Giocattolo di Zagarolo ha sede nel cinquecentesco Palazzo Rospigliosi. L’edificio è di proprietà del Comune che, nel 1979, lo acquistò dalla famiglia Rospigliosi Pallavicini.
 
Esso si erge su Piazza dell’Indipendenza e ospita, tra le sue mura, anche la Biblioteca Civica, l’Aula Consiliare ed alcuni uffici comunali.
 
Il 2 febbraio 2003 iniziò il restauro dell’ala est dello stabile. I lavori, diretti dall’arcitetto Roberto Pinci, ideatore anche dell’allestimento museale, interessano dal 2004 anche l’ala ovest della costruzione, destinata alla sede distaccata del Touro College University.
 
I Rospigliosi entrarono in possesso del fabbricato quando, il 26 giugno 1670, un loro congiunto, Giovan Battista, acquistò, dai Ludovisi, il Ducato di Zagarolo per ben 885.000 scudi. I Ludovisi, a loro volta, avevano ottenuto il Ducato nel 1622 allorché il Cardinal Ludovico Ludovisi lo comprò da Pier Francesco Colonna per 860.000 scudi. La famiglia Colonna possedeva i territori di Zagarolo fin dall’anno 1000, ma solo nel 1569 l’insieme di essi fu riconosciuto da Papa San Pio V come feudo di Vittoria Colonna, moglie di Camillo e madre di Pompeo.
 
Nel 1571 per celebrare la vittoria ottenuta a Lepanto contro i Turchi, Pompeo Colonna avviò i lavori che trasformarono la preesistente fortezza medievale in palazzo ducale.
 
L’abitazione dei Duchi di Zagarolo fu testimone di eventi di grande rilevanza storica. Nel 1685 pernottò al suo interno papa Sisto V, giunto nel feudo dei Colonna per assistere ai lavori dell’Acquedotto Felice. Nel 1591 ospitò la riunione del gruppo di teologi, che supervisionarono la redazione a stampa della Vulgata. Ricordiamo tra i membri del collegio Marcantonio I Colonna e San Roberto Bellarmino.
 
Nel 1606, in questo luogo, trovò rifugio Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, diretto verso Napoli per evitare una condanna emessa nei suoi confronti, durante il suo inquieto soggiorno romano. Qui l’artista dipinse per Marzio Colonna la Cena in Emmaus e la Maddalena in estasi.
 
La dimora fu stata ampliata dal Cardinal Ludovisi che provvide ad allestire nel piano nobile le gallerie destinate ad accogliere le sue collezioni.
Altre modifiche furono volute dai Rospigliosi Pallavacini che commissionarono ulteriori decorazioni per gli interni.
 
Durante il periodo di proprietà dei Rospigliosi tra gli altri, visitarono l’edificio Carlo III di Borbone e il poeta Vittorio Alfieri.
 
Nel 1773 la struttura subì dei danni a causa di un terremoto che distrusse il torrione medievale.
 
Tra il 1931-1932 il palazzo ducale fu spogliato di tutti gli arredi mobili. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato prima dai tedeschi come ospedale militare e poi come ricovero per gli sfollati.
 
Dopo un primo e parziale restauro negli anni ’50, la principessa Elvina Pallavicini, ultima proprietaria dei discendenti Rospigliosi, vendette al Comune l’immobile.
 
La costruzione, articolata in due piani, comprende tuttora, anche se ridotto nelle dimensioni, il giardino pensile. Le decorazioni degli interni risalgono a progetti iconografici differenti e testimoniano il mutare del gusto e l’avvicendarsi nel tempo dei diversi proprietari.
 
Risalgono ai Colonna tutte le volte del piano terra, commissionate da Marzio nei primi anni del Seicento, esempio di gusto tardo manierista, realizzate ad affresco, presentano decorazioni a grottesca, figure allegoriche e simboli araldici della famiglia quali lo stemma o parte di esso come la colonna sorretta da putti o da sirene bicaudate. Le attribuzioni correnti indicano Orazio Zuccari e Domenico Fetti tra gli autori.
 
Sempre per volontà dei Colonna, a ricordo degli eventi che coinvolsero la famiglia, furono affrescate l’Atrio della Bibbia Sistina, al pian terreno, e la sala della battaglia di Lepanto, al piano nobile. Quest’ultima opera, voluta da Pompeo a memoria della propria impresa come comandante della flotta pontificia, oltre alle scene della battaglia contiene, all’interno di un fregio, raffigurazioni mitologiche, virtù e scene di caccia. La paternità degli affreschi è controversa: prima attribuita ad Antonio Tempesta e Bernardino Cesari, poi a Giovanni Bianchi detto il Bertone. Documenti d’archivio attestano, infatti, che egli lavorò per la famiglia tra il 1572 e il 1573.
I pavimenti e il soffitto ligneo dipinto di questa sala sono originali.
 
A testimonianza del passaggio nella residenza di Ludovico Ludovisi, resta la cappella privata, collocata all’interno degli appartamenti al piano nobile. Questo ambiente, su richiesta dello stesso cardinal nipote di papa Gregorio XIII, fu realizzata nel 1630 con la volta decorata a monocromi una cornice in stucco e lo stemma Ludovisi con fondo rosso e bande diagonali dorate.
 
Caratteristiche del gusto dei Rospigliosi sono gli sfondati prospettici; questi paesaggi d’invenzione ambientati tra i finti portici con colonne doriche, sono realizzati a tempera sulle pareti di alcune stanze al piano terra.
Identificativo della dinastia Rospigliosi Pallavicini è lo stemma merlato con rombi, dipinto sulla volta della sala II al piano terra, sovrapposto a quello dei Colonna.
Alla prima metà del Settecento risale, inoltre, l’Alcova, voluta dai Rospigliosi come ambiente privato e situata al piano nobile. Gli elementi distintivi del piccolo ambiente sono gli stucchi sulla volta e gli affreschi di Annibale Rotati.
 
Purtroppo sono andati perduti il salottino cinese che era sito al piano nobile e la grande galleria che nel XIX secolo è stata abbassata e suddivisa in tre ambienti. Infine nella camera da letto gli affreschi sono stati coperti dalla vernice e perciò non più visibili.
 
Una sede così prestigiosa consente ai visitatori del Museo del Giocattolo di godere di una piccola parte di questi ambienti storici e magnificamente decorati. Il museo occupa l’ala est del palazzo, tra le sue stanze ci sono proprio quelle con le decorazioni inerenti alla battaglia di Lepanto e alla redazione della vulgata. Alla maestosità della sede si contrappone con gradevole contrasto l’aspetto giocoso dei contenuti.

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