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Le Origini
Al teatrino animato dei burattini, vengono attribuite origini antichissime. Si citano esemplari rinvenuti dagli archeologi in Egitto, in Grecia e in Turchia. L’argomento è stato, inoltre, oggetto dell’attenzione di illustri filosofi e scrittori come Platone, Aristotele, Shakespeare, Voltaire, Byron e Goethe .
La nascita della marionetta, invece, viene fatta risalire in parte alle rappresentazioni sacre medioevali e in parte ai girovaghi che, nella stessa epoca, usando marionette e burattini si esibivano nei mercati per richiamare l’attenzione del pubblico su ciarlatani e cavadenti.
Il ‘600 è un secolo importantissimo per il teatro di animazione, quasi un nuovo punto di partenza per questo genere di rappresentazione. É il momento di emergenza sociale della marionetta che, nel secolo seguente, vedrà la sua piena affermazione nella storia dello spettacolo.
Nel ‘700, infatti, le marionette iniziano ad animare la vita teatrale e musicale della società aristocratica, trovando sede nei palazzi signorili e nei primi teatri pubblici con produzioni di grande impegno, in aperta emulazione del teatro degli attori “veri”.
La marionetta diviene così un attore al tempo stesso, vero e fantastico che, suscitando meraviglia, cerca in tutti i modi di imitare, per mezzo di sofisticati artifici tecnici e abilità manuali, l’attore in carne ed ossa.
L’800 vede l’aprirsi di teatri per marionette in molte città, con compagnie stabili e di giro, impegnate in vere e proprie stagioni, che meritano l’annuncio sui giornali e le recensioni, attirando il miglior pubblico della città, forestieri e viaggiatori di passaggio.
Si affinano e si modificano le tecniche di manipolazione, si introducono nuovi schemi narrativi, si replica con cura meticolosa l’evoluzione parallela del teatro “maggiore” in prosa e in musica, si consacrano ulteriormente i grandi “generi” dello spettacolo borghese ottocentesco.
Ai primi del ‘900, con il mutare delle condizioni sociali e culturali del Paese, le marionette incominciano ad uscire dall’ambito urbano per cercare altro pubblico in provincia, se non proprio nelle campagne. Si moltiplicano le compagnie girovaghe dall’esistenza difficile e avventurosa, quasi sempre di qualità modesta, non legate alla stabilità del teatrino metropolitano ben frequentato che inseguono un pubblico nuovo e più popolare.
Si passa così a un nuovo repertorio e, ai testi aulici, si sostituiscono testi drammatici di facile effetto con la permanenza della farsa ereditata dalla Commedia dell’Arte…e poi: storie di santi e di briganti, rifacimenti delle più popolari opere liriche, con eroi ed eroine ridisegnate su un orizzonte di cultura “popolare”.
La Crisi
del teatro delle marionette, all’indomani della Prima guerra mondiale è soprattutto crisi di pubblico. Le compagnie girovaghe si sciolgono, e mentre alcuni si dedicano esclusivamente al teatro “in persona” mettendo da parte le marionette ormai inutili, in città i teatri stabili cercano di resistere alla crisi ricercando il pubblico infantile, conteso, peraltro, da altre forme di intrattenimento (il cinema prima di tutto). Gli spazi per i marionettisti si restringono così definitivamente e a ben poco vale il loro disperato tentativo di far concorrenza a Walt Disney e agli altri cartoos storici con ambiziosi allestimenti di Biancaneve, Cenerentola, Pinocchio e Bambi.
Gli effetti speciali e l’uso del computer nelle produzioni cinematografiche di cartoons sopravanzeranno gli uni e gli altri, lasciando alla storia il compito di documentare un’arte raffinata e, per alcuni versi, inarrivabile.